Le due vie - Cesare Brandi

By Cesare Brandi

Release Date: 2023-06-09

Genre: Art & Architecture

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Collocato tra Segno e immagine (1960) e Teoria generale della critica (1974), Le due vie, uscito nel 1966, fa parte del grande trittico che attraversa la fase finale dell’estetica brandiana e che affronta la necessitaĢ€ di dare risposta ai nuovi interrogativi posti all’intelligenza filosofica e storico-critica dai frammentati sviluppi della ricerca artistica. Il perno del libro ruota attorno all’incrocio tra due elementi - appunto le due vie - nello stesso tempo complementari e incompatibili: lā€™ā€œastanzaā€, cioeĢ€ l’opera d’arte come pura presenza, e la ā€œsemiosiā€, cioeĢ€ l’opera d’arte come segno che rinvia ad altro da sé. Da tale impostazione discende l’atteggiamento dell’autore verso gli ultimi esiti delle arti contemporanee: né di ripulsa né di indifferenziata approvazione, piuttosto di sobria indagine teorica. Un’indagine che non poteva non confrontarsi con la semiotica, la ā€œscienza dei segniā€ di cui Brandi - con la sorvegliata incompletezza della sua adesione - rivela in anticipo le eccessive e in gran parte mancate promesse. Nel capitolo Lo spettatore integrato, oltre a stilare una disamina storico-epocale dello ā€œspirito del tempoā€ che contiene pagine di sorprendente preveggenza, Brandi - in una sorta di teoria della ricezione ante litteram - precorre i motivi salienti di quella che oggi chiameremmo ā€œestetica relazionaleā€, attualmente al centro del dibattito critico e delle pratiche artistiche odierne. Le due vie eĢ€ una delle fonti a cui risalgono gli interrogativi che oggi si pone chi continua a pensare che l’arte valga ancora la pena di essere pensata.

Le due vie - Cesare Brandi

By Cesare Brandi

Release Date: 2023-06-09

Genre: Art & Architecture

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Collocato tra Segno e immagine (1960) e Teoria generale della critica (1974), Le due vie, uscito nel 1966, fa parte del grande trittico che attraversa la fase finale dell’estetica brandiana e che affronta la necessitaĢ€ di dare risposta ai nuovi interrogativi posti all’intelligenza filosofica e storico-critica dai frammentati sviluppi della ricerca artistica. Il perno del libro ruota attorno all’incrocio tra due elementi - appunto le due vie - nello stesso tempo complementari e incompatibili: lā€™ā€œastanzaā€, cioeĢ€ l’opera d’arte come pura presenza, e la ā€œsemiosiā€, cioeĢ€ l’opera d’arte come segno che rinvia ad altro da sé. Da tale impostazione discende l’atteggiamento dell’autore verso gli ultimi esiti delle arti contemporanee: né di ripulsa né di indifferenziata approvazione, piuttosto di sobria indagine teorica. Un’indagine che non poteva non confrontarsi con la semiotica, la ā€œscienza dei segniā€ di cui Brandi - con la sorvegliata incompletezza della sua adesione - rivela in anticipo le eccessive e in gran parte mancate promesse. Nel capitolo Lo spettatore integrato, oltre a stilare una disamina storico-epocale dello ā€œspirito del tempoā€ che contiene pagine di sorprendente preveggenza, Brandi - in una sorta di teoria della ricezione ante litteram - precorre i motivi salienti di quella che oggi chiameremmo ā€œestetica relazionaleā€, attualmente al centro del dibattito critico e delle pratiche artistiche odierne. Le due vie eĢ€ una delle fonti a cui risalgono gli interrogativi che oggi si pone chi continua a pensare che l’arte valga ancora la pena di essere pensata.

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