Lo sguardo dellâantropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore IsmaĂ«l Haidara DadiĂ©, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» cittĂ carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una societĂ complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche allâetnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie dâetà ». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della societĂ tombouctienne: basate esclusivamente sullâetĂ e caratterizzate da unâassoluta uguaglianza interna e dallâimpiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietĂ tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perchĂ© hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».
Lo sguardo dellâantropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore IsmaĂ«l Haidara DadiĂ©, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» cittĂ carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una societĂ complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche allâetnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie dâetà ». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della societĂ tombouctienne: basate esclusivamente sullâetĂ e caratterizzate da unâassoluta uguaglianza interna e dallâimpiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietĂ tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perchĂ© hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».